L’occhio sott’acqua

“L’occhio sott’acqua” è molto probabilmente un titolo che ‘acchiappa’…ma no! Non parleremo di cosa accade al cristallino sotto lunghe ripetute pressioni (facosclerosi baroindotta), o magari della rifrazione in acqua, per quanto entrambi argomenti interessanti. Prima di passare all’argomento un po’ più tecnico di questo post, con “L’occhio sott’acqua” vorrei dedicare del tempo ad un puro piacere visivo…curiosando, e proprio sott’acqua, lo splendido lavoro di un artista di origine anglo-guyanese: Jason deCaires Taylor.occhiosottacqua1

Grazie a quello splendido strumento che spesso può essere la rete, non occorrerà per esempio recarsi a Cancun/Isla Mujeres in Messico e immergersi sino a 8 metri per poter gustare della bellezza del lavoro di Taylor. Certo, non sarà la stessa cosa…anzi! È sicuramente una cosa diversa, ma non credo meno emozionante.

Personalmente preferisco la sequenza silent evolution, ma un po’ tutta la produzione dell’artista mi sembra degna di interesse.

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Per la parte un po’ più tecnica del post ci addentriamo invece nei meandri della tossicità neurologica dell’Ossigeno (O2).

C’è un articolo molto ben fatto, tra i molti scritti sul tema, ed è disponibile gratuitamente in rete, da circa tre anni. Malgrado la sua datazione, esso resta un ‘evergreen’, un testo che non passa mai di moda, specie perché l’argomento non è sempre tenuto nella dovuta considerazione. A firma del Dr. Petar J. Denoble lo trovate qui, in AlertDiver [la rivista del DAN; Divers Alert Network].

Molto più recente, e disponibile on line dal 2 gennaio scorso, è invece il link successivo; ci porta ai risultati di un interessante studio sul tema della tossicità neurologica dell’Ossigeno Iperbarico. Quest’articolo [“Antiepileptic Drugs Prevent Seizures in Hyperbaric Oxygen: A Novel Model of Epileptiform Activity”] è uno studio su animale che annovera tra i coautori firme importanti come IT Demchenko e CA Piantadosi; al momento in cui scrivo è ancora “in Press” per il Brain Research, ed è il risultato del lavoro congiunto tra la Duke University Medical Center e la Russian Academy of Sciences.

Il lavoro mette in risalto diversi aspetti, tra i quali:

  • l’ossigeno iperbarico (HBO2) è di per sé in grado di innescare convulsioni epilettiformi,
  • alcuni farmaci antiepilettici (AED) sono in grado di prevenire, o quantomeno di ritardare, l’insorgenza di convulsioni in ambiente HBO2,
  • potrebbero esserci alcuni meccanismi che sono comuni tanto alle convulsioni in ambiente HBO2 quanto a disturbi convulsivi d’altro tipo,
  • HBO2 si dimostra essere adatta in modo unico ad indagare l’ipotesi dello stress ossidativo come possibile evento alla base dei disturbi convulsivi.

Gli autori desumono che i canali per il Na+, e la neurotrasmissione GABA-ergica, possano essere considerati degli obiettivi critici nella fisiopatologia che sta alla base della tossicità a livello del Sistema Nervoso Centrale (CNS) dell’O2.

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