OTI e nuove possibili frontiere

Un anno fa, il 16 febbraio, usciva sul Neural Regeneration Research un interessante studio, condotto da alcuni ricercatori dell’Università di Wuhan,stem_cell Provincia dell’Hubei, Repubblica Popolare Cinese (Zhou e Coll.; al link qui sopra trovate il lavoro in originale). Nel loro lavoro, su animale, che vedeva gli sforzi congiunti di diverse professionalità (la Chirurgia Plastica, l’Anestesiologia e la Neurochirurgia di quella Università), si riportava che dei ratti esposti a un grave trauma cerebrale (con forza di impatto di 2.5-3 atm) ottenevano dei migliori risultati neurologici e dei migliori punteggi di performance cognitiva quando erano esposti ad un trattamento combinato di cellule staminali mesenchimali più Ossigeno Terapia Iperbarica (OTI, ovvero l’HBOT degli Autori Anglosassoni).

Questa associazione si rivelava assolutamente più efficace della monoterapia (cioè solo cellule staminali o solo OTI).

Un anno dopo quell’articolo, è un lancio di agenzia da Tampa, FL (USA) del 20 febbraio scorso ad annunciare che la Stemedix ™ Inc., compagnia con base negli Stati Uniti, è ora in grado di poter proporre ai pazienti questa potente combinazione di Ossigeno Terapia Iperbarica più cellule staminali.

Un altro studio importante, una pietra miliare sul tema [a questo link per il lavoro originale], più datato forse ma altrettanto valido, risale al lavoro del ricercatore Stephen R. Thom, MD, PhD; il Prof. Thom e Coll. hanno rilevato che dopo un solo trattamento di OTI la concentrazione di cellule staminali risultava raddoppiata, per aumentare invece di ben otto volte dopo 20 trattamenti.

Sulla base del crescente interesse e successo, Fred Palmer, direttore delle operazioni alla Stemedix™, ha quindi dichiarato: “Siamo molto orgogliosi di lavorare con le più recenti ed avanzate tecnologie oggi disponibili nel settore. Questa combinazione di ossigeno iperbarico e terapie con cellule staminali sta progressivamente diventando il trattamento raccomandato dai nostri medici e il trattamento selezionato dei nostri pazienti”. Altri studi per altro sembrano confermare e sostenere questa ipotesi terapeutica, che è solo una delle molte vie che l’Ossigeno Iperbarico riesce a percorrere.cellule2

“E’ comunque da annotare che, anche se l’idea in sé (cioè OTI più Cellule Staminali) ha il suo bel perché – stante i maggiori risultati ottenuti con l’abbinamento delle due tecniche piuttosto che non con la sola OTI o le sole Cellule Staminali, il possibile razionale dovrebbe essere verificato in profondità e col rigore che compete all’approccio scientifico. In sostanza: la fiducia è una cosa seria, e dovremmo concederla solo una volta fatte le opportune verifiche del caso; mentre le tre pubblicazioni, citate nel post di oggi, hanno ampiamente superato il confronto tra i pari (la peer-review), sembrerebbe invece che ci siano dei detrattori, o quantomeno parti molto poco convinte, della bontà dell’operato della compagnia sopramenzionata [vedi all’indirizzo http://investigationonstemedix.blogspot.it/2015/10/tricky-treatment-autologous-adipose.html per dettagli, ed ai sei riferimenti bibliografici a piè di quella pagina].”

Tra tutti gli altri lavori che, direttamente od indirettamente, avvallano questa scelta terapeutica (in questo caso in campo ortopedico), ce n’è uno che brilla di luce
 propria per la particolare ricercatezza di disegno, la raffinatezza del metodo, la precisione d’analisi: è uno studio su animale, e condotto sia in vitro che in vivo. Ho conosciuto questo lavoro, ed imparato ad apprezzarlo, grazie alla segnalazione del  Prof. Giuliano Vezzani (Coordinatore Scientifico del Master di Medicina Iperbarica di Padova); articolo non subito ‘digeribile’ ma con un po’ di pazienza apre davvero la mente a spazi applicativi del tutto nuovi e promettenti.

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Maggiori informazioni e full-text dell’articolo al link: http://dx.doi.org/10.1016/j.scr.2013.10.007

Beneficial effects of HBO on bone formation via regulation of Wnt3a/β-catenin signaling. The distraction sites were filled with calcified cartilage and newly formed woven bone in the tissue sections of the HBO group (B, 40 ×). However, more fibrous tissue and cartilage were present in the control group (A, 40 ×). The levels of Wnt3a (D, 100 ×), β-catenin (H, 100 ×), Runx2 (J, 100 ×), and V-ATPase (L, 100 ×) were upregulated, whereas that of GSK-3β (F, 100 ×) was downregulated after HBO treatment. The staining intensity and distribution of the Runx2 expression levels were greater in the HBO treated rabbits compared with the controls, which reflects greater bone formation in the HBO group. Control group: A, C, E, G, I, and K. HBO group: B, D, F, H, J, and L.

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